La novella prima di Boccaccio

La novella, che conta tra i suoi precedenti l'aneddoto, la favola e il racconto morale, è il più antico genere di narrazione. Nel Medio Evo due erano le principali fonti di ispirazione che stavano alla base della novella in prosa: le storie di origine orientale e gli exempla cristiani. La tradizione orale era assai fiorente nel Medio Evo e tuttavia la possibilità di fissare una cronologia affidabile si basa necessariamente sulla distribuzione dei testi scritti. Parecchi testi orientali come il Pañcatantra, Le mille e una notte, il ciclo Brihat Katha e Barlaam e Josafat erano già assai diffusi in traduzioni greche, ebraiche e latine fin dal dodicesimo secolo.

L'exemplum, un racconto inteso a insegnare la rettitudine di pensiero o comportamento è una derivazione della sententia e affonda le sue radici nei testi omiletici e nei sermoni. La storia è strutturata generalmente intorno a un esempio di comportamento positivo o negativo. Gli exempla cristiani e la tradizione orientale di racconti inseriti entro una cornice confluiscono all'inizio del dodicesimo secolo nella Disciplina clericalis. Si tratta di un'opera che comprende esempi didattici all'interno di una cornice costituita dal dialogo tra un padre e un figlio: l'opera inoltre era conosciuta da persone di ogni ceto sociale. Nel tredicesimo secolo compare un'altra raccolta, nota come Il libro dei sette savi che comprende una serie di racconti moraleggianti collocati all'interno di una cornice: un giovane condannato a morte riceve insegnamenti sul bene e sul male.

L'evoluzione dell'exemplum in ciò che possiamo correttamente definire novella compare inizialmente in Toscana come risultato di una rielaborazione e fusione dell'exemplum con preesistenti narrazioni, le agiografie, le vidas provenzali, i fabliaux e i lais francesi, le leggende classiche e locali e le fabulae milesiae. Le più note tra le novelle toscane sono quelle del Novellino, libro anonimo conosciuto anche come Il libro di novelle et di bel parlar gientile o Cento novelle antiche, e scritto presumibilmente tra il 1280 e il 1300. In esso, assieme al consueto andamento didattico, già presente in raccolte anteriori, ci sono storie che esaltano il potere dell'arguzia, dell'intelletto e dell'umorismo. Sebbene non ci sia una vera e propria cornice, lo stile dell'autore fornisce un elemento unificante alle varie storie. Tali storie, in origine decontestualizzate, vengono nel Novellino nuovamente intrecciate a formare un'opera del tutto autonoma, che si pone come la più significativa fonte di ispirazione per il Decameron.

(G. M. & M. P.) Tratto, con riadattamenti, da Novelle italiane. Il Duecento. Il Trecento., a cura di L. Battaglia Ricci, Milano, Garzanti, 1982 e da R. J. Clements e J. Gibaldi, Anatomy of the Novella. The European Tale Collection from Boccaccio and Chaucer to Cervantes, New York, NYUP, 1977.

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