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8. Lessico, cit., p. 419: "Dalla sua prima trasmissione attraverso lettori
affascinati e copisti per passione nella società mercatantesca
e non amanuensi di professione e centri culturali ecclesiastici
o laici fino all'identificazione dell'autografo scrutato e non
riconosciuto per due secoli da grandi studiosi e filologi da
Salvini e Manni e Zeno a Biadene e Tobler e Hecker e Massera e
Barbi il Decameron sembra avere riflesso lungo quasi sei secoli e mezzo la sua estrosità
e la sua singolarità letteraria nelle sue vicende testuali, sino
a sfiorare il giallo ecdotico".
9. P. M. Forni, Forme complesse nel D., Firenze, Olschki, 1992.
10. Cfr. ad es. Raul Mordenti, "Il D.: una lettura tra semiologia
e filologia", in Il testo ritrovato: Forme poetiche e classici a scuola, a cura di Francesco Gnerre, Ravenna: Longo, 1987, pp. 43-72.
11. Nel momento in cui anche la filologia prende atto, attraverso
gli ausili dell'elettronica, che "il Testo letterario trattato
con la macchina per essere «compreso» deve necessariamente essere
scomposto e ricomposto, tipologizzato per categorie informative,
«decostruito»: deve dunque sempre più essere reso omogeneo ai
molteplici «testi» che formano l'universo comunicativo, rinunziare
ad essere «Testo» per assumere il ruolo di «discorso» e rompere
ogni rapporto con l'Autore" (Roberto Antonelli, "Interpretazione
e critica del testo", in: Letteratura Italiana, a cura di Alberto Asor Rosa, IV, L'Interpretazione, p. 242), l'apporto della filologia come disciplina di lavoro
e abitudine intellettuale risulta al contempo (e paradossalmente)
più labile e più prezioso. Si vedano le osservazioni equilibrate
di Corrado Bologna sulla "qualità inderogabilmente storicistica"
della "costituzione del testo": "Il testo ?nel-tempo, come l'edizione
che lo (ri)costituisce, appunto..." ("Costituire", in: Il testo letterario. Istruzioni per l'uso, a cura di Mario Lavagetto, Bari: Laterza, 1996, p. 20). Dal
canto suo, Raoul Mordenti (sulla scorta della nozione "diasistemica"
dell'apparato come «luogo del virtuale» di Cesare Segre) prende
atto che "non si può fare a meno di domandarsi se la tecnologia
informatica, e le possibilità che le sono connesse di un passaggio
continuo ed utile fra testo ed apparato, non fondi a sua volta
una diversa scala di valori e di obiettivi per la scienza filologica,
sostituendo alla fissità del Testo con la T maiuscola la plurale
mobilità di tanti e diversi testi diasistema" (citato da Cazalé
Bérard).
12. C. Segre, "Leggere i testi del Medioevo", in: Notizie dalla crisi. Dove va la critica letteraria?, Torino, Einaudi, 1993, pp. 297-309.
13. Alla "visualizzazione" come categoria centrale della rivoluzione
tecnologica in corso si rifa' il recente rapporto del Massachusetts
Institute of Technology (1995) sulle nuove "tecnologie educative
avanzate". Sia consentito anche qui di rinviare a: Massimo Riva:
"Per una comunità della formazione letteraria: il WWW e la nuova
italianistica", negli atti del convegno Internet: ricerca e/o didattica, organizzato dal Bollettino '900 e dal dipartimento di Italianistica
dell'Università di Bologna, e tenutosi nel novembre del 1996,
di prossima pubblicazione.
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Literature Links:
Medieval Attitudes toward Literature
Literary Relations
Narratology and Structural Exegesis
Hypertext
Teaching the Decameron as Hypertext
Theoretical Perspectives
La novella tra Testo e Ipertesto: il Decameron come modello
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