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III. Nel già citato intervento su Internet, volto a presentare i criteri
di un'edizione ipertestuale guidata da una intentio critico-filologica, l'universo discorsivo, o se si vuole, l'archivio
d'autore che fa capo al nome di Giovanni Boccaccio viene differenziato
rispetto a quello che fa capo a Dante, perchè esso presenterebbe
le caratteristiche di un "sistema" dialettico-retorico (interpretativo-narrativo)
non più rigorosamente finalizzato alla persuasione e sottostante
il controllo di un principio di autorità ma al contrario finalizzato
alla creazione e "fabbricazione" di finzioni. Gli Zibaldoni di Boccaccio (Laurenziano XXIX-8 e Magliabechiano II-327, Banco Rari 50) e la Miscellanea (Laurenziana XXXIII-31), verrebbero così a costituire "un esempio di ipertesto
pre-informatico", o una sorta di "enciclopedia provvisoria" disponibile
ad una "molteplicità di percorsi di lettura e di trattamenti"
(14). C'è tuttavia da chiedersi quanto questo modello di ipertesto
sia condizionato, oltre che oggettivamente dallo stato degli "archivi-libri
d'autore" a nostra disposizione, anche dall'ottica specifica in
cui si colloca il lettore professionale, il lettore-filologo (15). Per il quale, l'acquisizione delle nuove categorie ipertestuali
da una parte conduce a "visualizzare" lo stesso sistema compositivo
autoriale come già obbediente a una "forma" o una "logica" ipertestuale
un Ipertesto d'Autore (16) anche se di ipertesto "pre-informatico" si tratta (nozione
in sè problematica, se non, a prima vista, addirittura paradossale),
dall'altra consente di riattualizzare il principio d'Autore (storicizzato
criticamente come "enciclopedico") a criterio legittimo della
informatizzazione in corso. L'evidente circolarità dell'argomento
è, a nostro avviso, un prodotto diretto della convergenza di cui
parliamo e dev'essere quindi attentamente vagliato come tale:
una sorta di riformulazione (entro il nuovo paradigma tecno-culturale)
del circolo ermeneutico (17).
Il problema è dunque formulabile così: la formalizzazione e rappresentazione
del testo consentita dal mezzo elettronico ci consente di farne
emergere (per così dire) le strutture compositive profonde e latenti?
O non è piuttosto un "transfert", una proiezione nella struttura
del testo dei nostri modelli di formalizzazione e rappresentazione,
allo stato attuale delle conoscenze e dati appunto gli strumenti
che utilizziamo? Rinunciando a fornire una prematura risposta
a questi pur fondamentali quesiti, rimane tuttavia da chiedersi
se l'Ipertesto d'Autore sia l'unico ipertesto pensabile a partire
dal Decameron. Ad un modello di ipertesto d'Autore, quale quello delineato
sopra, viene infatti ad opporsi, nel panorama teorico contemporaneo,
un "anti-modello", un ipertesto del Lettore, in cui a predominare non è tanto la ricostruzione di una ipotetica
intentio Auctoris ma semmai la tensione dinamica tra il Lettore Implicito o Ideale
o Modello incorporato nel Testo (il Lector in Fabula) e il lettore empirico contemporaneo (apprendista, dilettante,
bricoleur...), svincolato da ogni "tradizione", con le sue istanze vagamente
anarchiche e non sussumibili o riducibili interamente al funzionamento
virtuale di un Testo (in questo caso il Decameron) ma nomadicamente predisposto (e in ciò facilitato dai nuovi
strumenti e ambienti della lettura/scrittura elettronica) allo
sconfinamento o all'attraversamento di svariati (virtualmente
"infiniti") "dominî" o "mondi" testuali (18). Tale lettore è dunque animato, nella migliore delle ipotesi,
da un istinto "enciclopedico" del tutto asistematico che trova
riscontro nell'enciclopedia "rizomatica" del sapere contemporaneo
di cui le reti telematiche sarebbero una eloquente "concretizzazione".
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