
Massimo Riva: Recent Talks and Papers
Le sorti della letteratura elettronica sono state legate per molto tempo a doppio filo al concetto di ipertesto. Fino a poco tempo fa non si aveva difficoltà a definire ipertesti opere multimediali in codice html. Ma ora questo termine sembra decisamente incapace di descrivere la miriade di diversi approcci tecnici disponibili, nonché i mutamenti creativi provocati dall'uso del web, della rete come medium specifico. E' per questo che nel discorso critico oggi prevalgono spesso aggettivi come "caleidoscopico" o "ibrido" che rimandano (metaforicamente) ad un oggetto estetico multimediale in decisiva mutazione.
In questo contesto, cosa deve fare un critico (letterario)? Questa era la domanda che intitolava il saggio introduttivo di George Landow, ad una importante raccolta di interventi (risalente ormai a qualche anno fa) intitolata Hyper/Text/Theory. A questa domanda, ancora molto attuale, se ne potrebbero aggiungere altre simili: cosa dobbiamo fare oggi noi docenti e studenti (di letteratura)? Il fatto veramente nuovo è che in rete siamo tutti sulla stessa piattaforma e lo spettatore/lettore si muove tra opere d'arte, narrativa, poesia ecc. e forme di intrattenimento commercialmente prodotte senza la distinzione di contesti e di generi che era in qualche modo inerente all'atto di leggere un libro, visitare una galleria d'arte (o un museo), guardare la televisione, andare al cinema o a teatro ecc.
La motilità e il dinamismo del testo elettronico unita al potere di visualizzazione avanzata della rete, coi suoi interfaccia ad alta intensità grafica (java, shockwave, flash ecc.), per non parlare dei nuovi sistemi di distribuzione a richiesta di testi stampabili e mp3 files, costituiscono il nuovo terreno di coltura per una ridefinizione sociale dell'arte e della letteratura e per sperimentazioni che colpiscano insieme l'occhio e la mente di noi distratti cybernauti. Una rivisitazione delle avanguardie novecentesche (a cominciare dal futurismo italiano) può aiutarci a comprendere, "archeologicamente," la rivoluzione o evoluzione in corso. Ma questa non è semplicemente riducibile ad una "ri-mediazione" di vecchi media (Bolter-Grusin): la nuova piattaforma elettronica per la manipolazione (e fruizione) "simultanea" di testo-suono-immagine, apre uno spazio-tempo multiplo e dalla codificazione multipla che sfida le nostre capacità percettive, oltre che la nostra capacità di "giudizio" estetico. Cosa ne è dell'arte della parola in questa "mutazione" e proliferazione di "nuovi" media?
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